Appesa la bici al chiodo….. NON se ne stanno in poltrona – Roberto Ferrari


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© Roberto Ferrari – Facebook

Roberto Ferrari, nato a Gavardo (BS) il 9 marzo 1983, è stato un ciclista professionista per tredici stagioni. Il suo approdo al professionismo è avvenuto nel 2007 con la formazione irlandese Tenax-Menikini. Nelle due annate successive ha invece corso con il team LPR Brakes – Ballan  (divenuto poi LPR Brakes – Farnese Vini) al fianco di Alessandro Petacchi ottenendo anche numerosi piazzamenti, oltre al successo al  Memorial Marco Pantani 2009. Dopo un anno con la maglia
De Rosa – Stac Plastic, con la quale ha colto i successi al GP di Lugano e al Giro del Friuli, è passato all’Androni Giocattoli per due stagioni. Oltre ad essersi messo in mostra in molte gare, ha partecipato a due Giri d’Italia e proprio nella Corsa Rosa nel 2012 ha colto il successo nella frazione Assisi – Montecatini Terme. Nel 2013 ha cominciato la sua lunga esperienza con la Lampre-Merida, poi divenuta UAE-Emirates. Nelle sue ultime sette stagioni non ha più vinto ma si è trasformato in un eccellente ultimo uomo che ha contribuito ai numerosi successi dei suoi capitani. Al termine della stagione 2019 ha deciso di concludere serenamente la sua carriera da professionista.

La nuova vita dopo il professionismo

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© Roberto Ferrari – Facebook

“A gennaio 2020 insieme all’amico ed ex ciclista Nicola Gaffurini ho avviato un progetto chiamato Ciclo Experience ASP. E’ un’associazione cicloturistica con lo scopo di valorizzare il nostro territorio, quello del Lago di Garda, organizzando uscite in bicicletta guidate e in sicurezza. L’obiettivo è riuscire a creare un settore turistico che ancora non è del tutto sviluppato nella zona. Per ovvi motivi correlati al Covid quest’anno abbiamo fatto poco ma è stato comunque un buon inizio”.

Qual è il ricordo più bello che hai della tua carriera ciclistica?

“Il momento più bello della mia carriera sicuramente è stato la vittoria al Giro d’Italia nel 2012 ma non ti nego che anche la prima partecipazione al Tour de France nel 2013 è stata una bella emozione”.

C’è invece qualche episodio che ti lascia ancora oggi un po’ di amaro in bocca?

“Ciò che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca è stato il fatto di non essere più riuscito a vincere dopo il passaggio nel WorldTour, pur essendo comunque apprezzato come ultimo uomo avrei voluto togliermi questa soddisfazione. Ero consapevole del fatto che il 2019 sarebbe stato il mio ultimo anno quindi il passaggio alla vita normale non è stato assolutamente traumatico, al ciclismo ho dato quello che potevo dare. Era arrivato il momento giusto per smettere”.

C’è qualcosa che ti manca di quando eri corridore?

“Sicuramente mi manca il ciclismo in generale, quest’anno ho fatto il Giro-E con lo sponsor Valsir ed è stata una bellissima esperienza tornare nell’ambiente, ma la vita da corridore anche se per tanti aspetti è un privilegio, non mi manca per niente”.

Grazie a Roberto Ferrari per la disponibilità !

Articolo a cura di Pietro Fasola.

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