Giro Lombardia – La sicurezza è secondaria?


Fonte foto: Corriere della Sera

Oggi è andata in scena la 114esima edizione del Giro di Lombardia, da Bergamo a Como per un totale di 231 chilometri ricalcando gran parte del percorso degli ultimi anni. La Classica delle Foglie Morte (così è denominata il Giro di Lombardia che abitualmente si disputa ad ottobre) il 15 di agosto fa effetto ma in questo 2020 abbiamo visto che tutto è possibile. La corsa sembrava andare per il meglio fino alla tecnica (e pericolosa) discesa della Colma di Sormano che già in passato è stata teatro di bruttissime cadute. Mi viene in mente quella di Alessandro Ballan nel 2012 durante una giornata piovosa che gli costò l’asportazione della milza e la frattura del femore e di tre costole. Nel 2017 nella stessa discesa sono caduti rovinosamente Laurens De Plus (protagonista di un volo oltre il guardrail), Simone Petilli e Jan Bakelants. Ed infine oggi la caduta di Remco Evenepoel, l’impatto con il muretto (foto sotto) e un volo nel vuoto di 6 o 8 metri (a detta del suo DS Davide Bramati) per poi atterrare nel bosco sottostante. Ci sono stati attimi di apprensione, prima la sua bicicletta a bordo strada senza che lui si potesse vedere, poi la dinamica della caduta ripresa dall’elicottero. Nonostante tutto Remco può ritenersi fortunato avendo rimediato “solo” la frattura del bacino e una contusione al polmone destro. Per lui si prospetta la fine della stagione, ma questo è il male minore.

Fonte foto: Yahoo Finance. In rosso il muretto contro il quale ha impattato l’atleta belga.

Insomma, che la discesa che dalla Colma di Sormano porta in picchiata i corridori sulle sponde del lago sia pericolosa è noto e dimostrato con i fatti (purtroppo numerose cadute). Quindi vale la pena mantenerla nel percorso? Oppure è il caso di cercare delle soluzioni per renderla un po’ più sicura? Non sarebbe male ri-asfaltarla e metterla un po’ più in sicurezza. Se il pezzetto di muro che ha causato l’incidente di oggi fosse stato segnalato forse la caduta non sarebbe avvenuta.

Ma non è finita qui perché quando ormai i primi sei atleti avevano già tagliato il traguardo di Como le telecamere hanno mostrato un altro incidente. Una macchina guidata da una signora è entrata nella carreggiata e presa dal panico, probabilmente, una volta accortasi di essere nel percorso di gara ha cercato di limitare i danni svoltando alla prima stradina laterale. In realtà anziché limitare i danni li ha creati perché ha provocato la caduta .

Fonte Foto: Corriere della Sera

Questo incidente si poteva evitare? Certo che sì perché in una gara, soprattutto se di massimo livello come lo è il Giro di Lombardia, di macchine non autorizzate all’interno del percosso non ce ne devono essere. E’ anche vero che non si tratta del primo caso (ma speriamo che sia anche l’ultimo). Ahimè l’elenco è lungo. Dall’incidente di Marco Pantani alla Milano-Torino del 1995 a quello di poche settimana fa durante la prima tappa della corsa polacca  Dookoła Mazowsza dove un furgone ha travolto e ucciso il pilota di una moto staffetta a inizio corsa. Oggi a Schachmann è andata abbastanza bene, se non fosse che si è fratturato la clavicola e salterà il Tour, ma incidenti simili non devono più verificarsi. Vorrei fare i complimenti al corridore tedesco che dopo essere caduto, si è rialzato e senza polemiche è rimontato in sella e a testa bassa ha raggiunto il traguardo dolorante. Non ha fatto polemica, non si è lamentato, nonostante avesse avuto mille ragioni per farlo.

Garantire la sicurezza al 100% durante una gara ciclista è a mio avviso quasi impossibile. Su percorsi di decine e decine di chilometri i pericoli sono tanti e gli inconvenienti altrettanti. L‘organizzazione deve fare il massimo per evitarli ma qualcosa può sempre capitare, ma come già detto poc’anzi l’invasione del percorso di gara da parte di un mezzo motorizzato è inaccettabile. Per quanto riguarda il caso di oggi molti hanno attribuito la colpa alla conducente che a mio avviso ha la colpa minore. Se la signora è finita sul percorso le possibilità sono due: o è uscita da una strada in cui non c’era nessuno a vigilare il che sarebbe gravissimo oppure è uscita da un passo carrabile privato. Non sto dicendo che si debbano controllare tutti i passi carrabili, sarebbe impossibile. Ma per lo meno bisognerebbe informare i residenti del passaggio della corsa in una certa data e orario. Questo viene fatto? Non lo so, ma dovrebbe. A uno che del ciclismo non gli importa nulla non ha l’obbligo di sapere del passaggio di un evento ciclistico e soprattuto di come comportarsi (questo argomento lo approfondisco nel paragrafo sotto).

Fonte foto: Bearzi

E’ lecito chiedersi, sempre in riferimento all’incidente di Schachmann, dov’erano le tanto famose moto staffetta, spesso criticate per la loro eccessiva presenza e pericolosità in certe fasi della corsa.Oggi al Giro di Lombardia si è assistito a un vero e proprio sparpaglio iniziato ben prima della salita del Ghisallo. Al traguardo di Como sono arrivati 103 corridori di cui 17 oltre il tempo massimo posto a 26’38”. I primi dieci corridori sono giunti singolarmente con un bel gap tra uno e l’altro, quindi come si può pensare di avere una moto per ogni corridore o gruppetto in situazioni del genere? Qualcuno, per forza di cose, rimane scoperto. Non dovrebbe succedere ma è quasi inevitabile. A mio avviso però una moto staffetta davanti a ciascun gruppetto non è sufficiente quando ci sono gap importanti tra i vari atleti, perché se un’automobilista che del ciclismo non gliene frega nulla (bloccato dal passaggio della corsa) per diversi minuti non vede passare nessuno potrebbe, senza malizia, entrare sul percorso. Non tutti sanno che la fine della corsa è segnata dal passaggio della così detta moto-scopa.

Organizzare una gara di ciclismo non è facile in tempi normali, farlo quest’anno è ancora più difficile. Le ragioni sono tante, innanzitutto l’obiettivo di molti (corridori, organizzatori, sponsor, ecc…) è recuperare più gare possibili per salvare queste stagione, ma una gara non si organizza dall’oggi al domani. Alla Milano-Sanremo fino all’ultimo non si conosceva il percosse esatto perché c’erano delle istituzioni locali che si opponevano al passaggio, una cosa simile è avvenuta anche in alcuni territori attraversati dal Giro di Lombardia. Mettere in piedi una gara di ciclismo richiede l’impegno di decine e decine di persone, poliziotti, scorta tecnica, membri della protezione civile ma soprattutto tantissimi volontari a bordo strada. Persone non pagate che mettono a disposizione il proprio tempo e passione per permettere la realizzazione degli eventi. Non è facile trovare tanti volontari quanti quelli che servirebbero per garantire una sicurezza massima, lo è stato ancor di più (evidentemente) oggi, 15 agosto.

Foto: Sportful Dolomite Race

Ma il fatto che oggi sia ferragosto non può essere una scusa, se si organizza una corsa bisogna garantirne la sicurezza che sia Natale, Capodanno o Ferragosto! Alla fine quelli che corrono i rischi maggiori sono sempre i corridori, in sella alle loro bici, con un caschetto e nient’altro, tanto forti quanto fragili e vulnerabili.

Forse però in questo 2020 si sta cercando di organizzare più corse possibili mettendo in secondo piano la sicurezza. Capisco la fame di recuperare il tempo perduto ma forse è meglio correre poche corse ma farlo in sicurezza.

Articolo di Pietro Fasola

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