Caparbietà e costanza nel DNA del poliglotta Peter Cevini


Peter Cevini ha 28 anni, vive nel pavese a Casteggio ed è un dei portacolori del team Continental irlandese EvoPro Racing. Con il ciclismo ha un legame molto forte, ” questo sport ha sempre fatto parte della mia famiglia, mio nonno Pietro è stato professionista, giunse 34esimo al Giro d’Italia del 1928, e fin da piccolo seguivo il ciclismo in televisione”. Peter non sarà un corridore vincente, se per vincente intendiamo chi si aggiudica le gare , ma lo è in quanto a tenacia e determinazione, doti che gli hanno consentito di concludere le corse cogliendo sempre dei buoni piazzamenti, “l’unica vittoria che ho centrato è stata da Juniores, è stata molto significativa per me perché alzando le braccia al cielo mi sono sentito più vicino a mio papà che ho perso a soli 13 anni. Da quel momento ho deciso di insistere, ho sempre creduto e sperato di diventare un professionista, ma mi sono anche confrontato lealmente con me stesso e con la realtà dei fatti. Per alcuni anni correvo e lavoravo, alla mattina mi allenavo mentre al pomeriggio andavo a lavorare, prima aggiustando le caldaie e poi come agente immobiliare a Milano. Ho cercato di godermi ogni momento di questo mio sogno verso il professionismo con la consapevolezza che ne avrei accettato con serenità anche il mancato coronamento“.

Foto presa dal profilo Facebook di Peter Cevini

“Non ho lo spunto veloce di un velocista e non sono neppure uno scalatore puro, diciamo che ho una buona propensione alla fatica e faccio della combattività il mio punto di forza, cerco di mettermi in mostra con lunghe fughe. Quella che ricordo con maggior piacere è la fuga che ho centrato nella prima frazione del Tour of Szeklerland nel 2018, nonostante fossi reduce da una lussazione alla spalla, e all’esordio in una competizione UCI, feci oltre 120 chilometri all’attacco”. La Romania oltre a essere la sede del team UVT-Devron West, squadra con cui ha corso per due stagioni, “è la nazione in cui è nata mia mamma anche se poi si è trasferita negli Stati Uniti dove ha terminato gli studi e preso la cittadinanza. Grazie a lei ho puto imparare l’inglese e il rumeno che mi è stato molto utile in questa esperienza molto bella sia dal lato sportivo che umano”.

Per Peter il ciclismo “è libertà, con la bici puoi allontanarti da casa e scoprire posti nuovi, ti regala emozioni e soddisfazioni, ad esempio la sensazione che si prova osservando un paesaggio dopo aver faticato in salita è impagabile”. I suoi hobby sono giardinaggio e camminate con il cane, il suo libro preferito è “Il texano dagli occhi di ghiaccio”, un libro che racconta la storia di Lance Amstrong, indagando molto i risvolti psicologici del personaggio e di tutta la vicenda.

In questo periodo di lockdown cerca di continuare ad allenarsi “facendo un po’ di rulli, generalmente una sessione al mattino e una nel tardo pomeriggio; due o tre volte a settimana faccio anche esercizi a corpo libero di core e stretching”. Stando sempre in casa c’è il rischio di mangiare più per noia che per fame, “personalmente cerco di mantenere un’alimentazione equilibrata anche se non mi faccio problemi a mangiare una fetta di dolce, consapevole di non poterlo fare tutti i giorni. Il resto del mio tempo lo utilizzo per fare un po’ di giardinaggio nel mio cortile, giocare con il mio cane e vedere qualche film su Netflix”.

Quando potrò tornare ad allenarmi su strada dovrò fare soprattutto tante ore in sella per ricostruire la resistenza di base, fortunatamente app come Zwift ci permettono di fare alcuni esercizi anaerobici anche sui rulli. La speranza è quella di tornare alle corse, farlo senza pubblico in una situazione d’emergenza potrebbe essere una soluzione anche se sarebbe completamente diverso. Il ciclismo è lo sport popolare per eccellenza, si corre in strada, non c’è un biglietto da pagare e il pubblico è fondamentale, dà qualcosa in più a questo sport”. Se si tornasse a correre si dovrebbe prolungare la stagione fino a novembre “e questo potrebbe un po’ influire sulla prossima stagione dato che dovremo poi ripartire a gennaio. Comunque la soluzione migliore è vivere alla giornata, mi auguro che si possa tornare presto alla normalità sperando che questa esperienza lasci un po’ di umanità in più in tutti noi”.

Grazie a Peter Cevini per la disponibilità!

Articolo a cura di Pietro Fasola

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