Aria buona, famiglia e rulli con un occhio all’economia – La quarantena di Matteo Badilatti


Matteo Badilatti ha 27 anni, corre per il team WorldTour Israel Start-Up Nation e vive a Poschiavo, un paesino nell’omonima valle nel Canton Grigioni (Svizzera). Il suo passaggio al ciclismo è avvenuto abbastanza tardi, fino a 18 anni praticava lo sci di fondo poi, quando ha iniziato a studiare Economia Aziendale all’Università di San Gallo, si è avvicinato alla bicicletta che inizialmente “era una valvola di sfogo dallo studio. Ho corso con il Velo Club Mendrisio alla corte di Alfredo Maranesi e Dario Nicoletti fino al 2017, una squadra eccezionale in cui ho avuto la possibilità di conciliare sport e studio poi, ottenuta la laurea mi sono dedicato più intensamente al ciclismo ottenendo dei buoni risultati, solo allora ho deciso di concentrarmi totalmente su questo sport”. Nel 2018 ha corso con il team austriaco Vorarlberg Santic con il quale si è messo in mostra e ha attirato l’attenzione della sua attuale squadra con cui corre dal 2019.

Foto presa dal profilo Facebook di Matteo Badilatti

Matteo abita in Svizzera “dove di questi tempi ci sono meno restrizioni che in Italia, le principali: non si possono creare assembramenti superiori a 5 persone, bisogna mantenere la distanza di sicurezza in pubblico e i negozi sono chiusi ad eccezione degli alimentari, ma la Confederazione prevede di riaprire a breve con tre fasi graduali”. Non ci sono limitazioni che vietano di allenarsi all’aperto “ma cerco di limitare le uscite anche adesso che la situazione si è un po’ stabilizzata, spesso faccio i rulli, una o due sessioni al giorno, palestra in casa o esercizi di core. Il resto del mio tempo lo trascorro con la mia famiglia, generalmente in questo periodo viaggio molto mentre adesso posso stare con loro”.

La situazione è ancora molto incerta e diversificata, “non tutti i paesi hanno adottato le stesse restrizioni” e non si hanno certezze in merito a quando, e se, si tornerà a correre, “stiamo vivendo una situazione surreale e il primo pensiero va a chi soffre e a chi è al fronte, bisogna essere rispettosi e riconoscenti di questo. Io però rimango ottimista e fiducioso di tornare alle competizioni anche se la priorità rimane la salute”. In molti si chiedono se i corridori che hanno la possibilità di continuare ad allenarsi saranno avvantaggiati, “onestamente non so se chi continua ad allenarsi su strada sarà avvantaggiato, sarà proprio la strada a stabilirlo. Però credo che bisogna dare a tutti la possibilità di prepararsi adeguatamente alle competizioni, altrimenti chi ha continuato a fare le uscite in bici sarebbe favorito. Poi è anche una cosa molto soggettiva perché alcuni corridori riescono a motivarsi anche sui rulli mentre altri meno. Alla ripresa ripartirò in tranquillità lavorando sul fondo poi, con l’avvicinarsi delle gare, farò anche lavori specifici, per ora è importante cercare di mantenere un po’ di condizione”.

Foto presa dal profilo Facebook di Matteo Badilatti

Matteo si sarà anche avvicinato al ciclismo un po’ tardi ma nel frattempo vanta già una laurea in Economia Aziendale e alla domanda di cosa pensa sul futuro dell’economia dopo questa pandemia risponde “questa situazione avrà un grandissimo impatto, ci saranno perdite e lo si è già un po’ visto da come hanno reagito i mercati. Sarà importante vedere il comportamento dei vari Stati alla riapertura in merito alle regole che verranno imposte e soprattutto agli incentivi daranno alle imprese. Certamente non sarà un periodo positivo ma bisognerà ripartire con ottimismo”.

E, senza la bicicletta………..“se mi chiedi che cosa avrei fatto se non fossi diventato ciclista professionista ti dico che da una parte, avendo la laurea in economia aziendale, avrei lavorato volentieri nel settore della consulenza, dall’altra, ma a posteriori, devo dire che mi sarebbe piaciuto diventare medico”.

Matteo è uno scalatore, ma forse non potrebbe essere altrimenti dato che vive a oltre 1000 metri di quota, circondato dalle montagne, con la possibilità di scegliere tra una salita al pizzo Palù, e una pedalata all’insù verso il passo del Bernina o la Forcola di Livigno, “mi piacciano tutte le attività che hanno a che fare con la montagna, dalle camminate allo sci di fondo passando per lo sci d’alpinismo”, e forse anche per questo “il mio libro preferito è “Montagne di una vita” di Walter Bonatti sia per il modo in cui è scritto che per tutto quello che c’è dietro”.

Grazie a Matteo Badilatti per la disponibilità !

Articolo a cura di Pietro Fasola.

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