Ruanda – Quelle ragazze che con le bici nuove battono anche i maschi


Tour du Rwanda

A oltre 25 anni dal terribile genocidio tra Hutu e Tutsi che causò oltre un milione di morti, il Ruanda è uno dei paesi africani in cui la bicicletta e il ciclismo hanno avuto un rapido sviluppo. Non a caso è del Ruanda Adrien Niyonshuti, il primo corridore ad approdare al professionismo e a partecipare alle Olimpiadi, a Londra nel 2012. Adrien ha fondato anche una piccola accademia in cui ospita una trentina di ragazzini tra i 10 e 18 anni, studiano e vanno in bici sperando di diventare dei campioni. Anche Joseph Areruya è ruandese, è stato il primo ruandese a vincere una tappa al Giro d’Italia Under23 e a partecipare alla Parigi-Roubaix. Sono tanti i ciclisti di questa nazione che sono riusciti ad approdare al professionismo, negli ultimi anni inoltre il Tour du Rwanda è cresciuto sensibilmente di livello e il governo ha deciso di candidare il paese per ospitare i Mondiali di ciclismo su strada nel 2025.

Adrien Niyonshuti

Il Ruanda è risorto dalle proprie ceneri e oggi è additato come un modello di buongoverno e di sviluppo, anche se non di piena libertà. Rimane un paese contadino, sovrappopolato: è grande come la Sicilia, ma ha più del doppio dei suoi abitanti. In seguito al genocidio, migliaia di vedove sono rimaste sole a provvedere a quel che restava delle proprie famiglie, per anni il Governo ha provato a registrare la popolazione che aveva perso i propri documenti ma alla fine si è optato per scegliere un giorno simbolico: il 1° gennaio del proprio anno di nascita, più o meno. Oggi è per il Ruanda motivo di orgoglio il primato di avere il Parlamento con la più numerosa rappresentanza femminile al mondo. Il Ruanda è detto “il paese delle mille colline”, è un altopiano che si sviluppa tra i 1200 e i 2000 metri sul livello del mare. La bici è il mezzo di trasporto universale, funziona anche come taxi e strumento di spostamento merci. Non c’è modo di evitare le salite, che sono onnipresenti. Quando le bici sono troppo pesanti e cariche per affrontare le salite si continua spingendole a mano.


Però in Ruanda oltre ai ciclisti ci sono anche le cicliste, per questo un piccolo gruppo di persone si sono unite all’associazione Progetto Rwanda, che da un ventennio opera nel paese con particolare attenzione ai problemi delle donne. In collaborazione con il team Benediction Cycling Club è stato lanciato il progetto Rwanda Girls on Bikes. L’idea era semplice: creare una squadra per avviare in campo femminile quel percorso virtuoso già compiuto in ambito maschile. Per molto tempo non si trovano le risorse, poi quasi per miracolo si è fatta avanti l’associazione ZYP onlus, un franchising solidale che ha creato una fitta rete di  botteghe di sartoria, diffusa soprattutto a Roma. Diversi marchi del settore ciclistico hanno offerto i loro prodotti a prezzi scontatissimi, a cominciare dalla mitica Bianchi, o addirittura gratuitamente, come la Briko, che produce caschi, o la Sidi (scarpe). Un anno dopo aver ottenuto il nuovo materiale (biciclette comprese), le atlete del Benediction Club non hanno rivali nel loro paese.

Gareggiano e vincono, anche quando corrono con i maschi. In tal modo sostengono le loro famiglie e ambiscono ad un futuro glorioso, lontano dal duro lavoro dei campi e dai matrimoni precoci.

by peterfaso

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