Intervista a Davide Rebellin


INTERVISTA A DAVIDE REBELLIN

 

Caro Davide,

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1.Nell’ultima stagione hai corso con il Kuwait – Cartucho.es, come ti sei trovato?
1. È  una squadra che mi ha permesso di fare qualche gara quindi è già qualcosa e li ringrazio.  L ‘organizzazione sarebbe da rivedere radicalmente ma preferisco pensare ad un finale di stagione più soddisfacente e penso che lo sarà.
2. Sei soddisfatto della tua stagione? 
2.La prima domanda risponde un po’ anche a questa, di sicuro avrei tanto desiderato fare più gare e con condizioni più professionali ma la stagione è ancora in corso e mi aspetto il meglio per la fine.
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3. Quali sono i tuoi prossimi impegni stagionali?
3. Inizio l’8 ottobre il Tour of Iran, poi vedremo se concludere lì la stagione o correre ancora il Giro di Malesia a  inizio novembre .
4. Quest’anno hai partecipato anche ad alcune gare in Oriente, che cosa ti ha colpito di più? Quali sono le principali differenze tra il ciclismo europeo e quello asiatico?
4. Ho vissuto bellissime esperienze in queste gare asiatiche, in Indonesia e in Cina, sono organizzate molto bene, con percorsi impegnativi, con molto pubblico sulla strada e credo che il ciclismo in Asia abbia un buon futuro.
Il modo di correre è un po’ diverso soprattutto perché si gareggia al massimo in sei corridori per squadra e quindi le gare sono più difficili da controllare, con più attacchi e più fantasia rispetto al ciclismo europeo molto più controllato dai grandi team.
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5. Mi racconti la tua recente esperienza in Indonesia al Tour de Banyuwangi Ijen?
5. Mi sono divertito tanto perché ho trovato una popolazione sempre sorridente che mi trasmetteva molta gioia. I percorsi erano molto duri con salite tipo lo Zoncolan o anche più ripide. E poi ho ottenuto una bellissima vittoria in solitaria nella prima tappa e nella classifica generale.
6. Che lingua parli con i tuoi compagni di squadra e con i membri dello staff?
6.Normalmente parliamo inglese, però in squadra ci sono anche dei corridori  spagnoli con cui parlo lo spagnolo.
7. Che effetto ti fa correre con corridori che potrebbero essere tuoi figli?
7.Mi sento di avere ancora vent’anni quindi non li vedo come figli ma come compagni di squadra, esattamente come me, senza differenze di età. Certo, sento che ho un po’ di esperienza in più, vado in gara con più spirito di pace e meno pressione di quando ero più giovane , ma lo spirito di competizione è sempre forte e forse è anche questo che mi mantiene giovane  nella testa.
8. Hai intenzione di continuare a correre anche l’anno prossimo o è arrivato il momento di appendere la bici al chiodo?
8. La motivazione, la condizione fisica e la passione ci sono sempre , il mio cuore rimane colmo di entusiasmo all’idea di allenarmi, gareggiare e il corpo e l ‘energia rispondono perfettamente. Però voglio anche condizioni di squadra professionali e degne,  quindi dipenderà più dalle eventuali porte aperte in una squadra pro che dalla mia volontà che è sempre tanta.
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9. Dopo 26 anni di carriera hai un sogno (ciclistico) che vorresti vedere realizzato?
9. Rifare la Liegi e la Freccia Vallone perchè per me non si tratta di semplici gare ma di un qualcosa che mi provoca grandi emozioni e mi fa vibrare come ho vibrato ogni volta che ho partecipato a queste classiche, è  difficile spiegarlo a parole.  È un sentimento che va aldilà della passione, un sentimento profondamente bello, forte e inspiegabile.
10a. Qual è stato il momento più bello e quale il più brutto della tua carriera?
10a. Il più bello è stato quando ho vinto le tre classiche (Liegi, Freccia e Amstel) consecutivamente, in una settimana, nel 2004, emozioni meravigliose vissute nelle gare che più amo.
Il  più brutto, le  porte che mi sono state chiuse ingiustamente e che mi hanno costretto a stare lontano da quella che è la mia grande passione  per poi uscirne sette lunghi anni dopo innocente, quando ormai i danni erano stati fatti . È andata cosi. Guardo AVANTI, ormai.
10b. Hai qualche rimpianto inerente alla tua carriera?
10b. Non vivo di rimpianti, quello che è stato è stato e, in un modo o nell’altro, mi è servito per essere quello che sono oggi, più forte e sereno. Se si vuole avanzare, nella  vita così come in bici, bisogna guardare sempre avanti, mai indietro.
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11. Segui un’alimentazione particolare?
11. Da circa due anni ho tolto dalle mie abitudini alimentari il cibo animale, per una questione di coscienza ( adoro gli animali e mi sentirei incoerente nell’amarli, rispettarli profondamente, e poi mangiarli). A casa non faccio mai un pasto con cibo animale, ma quando sono via per le gare è difficile trovare sempre pasti vegetariani o vegani equilibrati, comunque cerco sempre di evitare il più possibile la carne e il pesce. La mia salute ne risulta fortificata e ho molta più energia. Non ho più avuto virus intestinali mentre in passato, quando mangiavo tanta carne, mi succedeva spesso; il mio sistema immunitario si è rinforzato tanto, il recupero è migliorato e mi sento più in forma.
12. Quali consigli daresti ad un giovane che volesse avvicinarsi al mondo delle due ruote?
12. Gli direi intanto di ringraziare ogni giorno per la fortuna che ha di avere una passione come quella del ciclismo, gli direi anche di ringraziare di avere la salute per praticarla e soprattutto di divertirsi ! Aggiungerei anche che ci vuole uno spirito vincente, certo, ma ricordando che tutto è un gioco, tutto è divertimento; questo è importante per togliersi la pressione del ” devo vincere ad ogni costo” e per vedere il proprio lavoro sotto  una luce più leggera.
Amare profondamente il proprio lavoro e farlo al meglio, con disciplina, ma soprattutto con gioia e pace di spirito,  è l’atteggiamento mentale che, secondo me, rende più forti.

13. Qual è stata la vittoria più bella che hai ottenuto? Perché?

13. La vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi nel 2004 perchè era la gara che sognavo fin da piccolo.
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14. Che cosa ti ha insegnato il ciclismo in tutti questi anni?
14. Il ciclismo mi ha insegnato tutto,  in primo luogo l’importanza di non perdere mai di vista l’uomo, un corridore prima di essere un ciclista è un uomo. Io quest ‘uomo lo avevo dimenticato, abbandonato, perché  ero troppo concentrato sulla bici, sulle gare e sugli allenamenti, senza riuscire a godere della pace e delle emozioni che l’uomo deve vivere.  Un corridore che è solo corridore  non può  fare granché,  è come una bici con un’unica ruota che per essere salda e per avanzare in equilibrio ha bisogno di due ruote,  così l’atleta deve reggersi e avanzare con le due “ruote”, per essere forte deve sempre ricordarsi dell’uomo che è prima ancora di essere un corridore.
15 Durante la tua lunga carriera hai mai pensato di smettere?
15. No.
Grazie a Davide Rebellin per la disponibilità.
Intervista a cura di Pietro Fasola.

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