Intervista a Marco D’Urbano


Caro Marco…

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1. Sei soddisfatto della tua stagione 2016?
1. Diciamo che la stagione 2016 non è stata una delle migliori. L’avevo preparata come tutte ed ero molto motivato, soprattutto per il mio primo anno da professionista a tutti gli effetti, (prima ero in una squadra Continental). Avevo e ho tanta grinta e soprattutto voglia di far bene. Diciamo che la fortuna non ha girato proprio dalla mia parte, anzi, ho avuto parecchi  ostacoli, ora è passato e sicuramente ha incrementato il mio budget di esperienze, poi parlare del passato è parlare del niente quindi riesco a dimenticarlo e pensare a quello che dovrà avvenire.
2. Qual è stata la gara più bella della tua carriera fino ad ora? Perché?
2. Per me tutte la gare sono belle. Sicuramente sono più legato a quelle gare dove ho portato a casa dei risultai, delle vittorie.
3. Nella stagione 2017 in che squadra correrai?
3. Dopo che la Roth ha chiuso, con loro avevo due anni di contratto, sono rimasto senza squadra. Il mio amico nonché direttore sportivo nelle ultime due stagioni Alessandro Spezialetti, sta cercando di portarmi con lui nell’Androni-Sidermec, ma non è ancora nulla di definito visto che ad oggi ancora  non ho firmato.
4. Quali sono le tue caratteristiche?
4.Forse in questo mondo “professionistico” devo ancora capire le mie vere caratteristiche, da dilettante ho vinto anche gare in salita, ma tra i professionisti è un altro mondo, mi trovo meglio sulle salite corte ma dure, riesco a difendermi e soprattutto a dare il mio meglio su percorsi nervosi.
5. Dove abiti?

5.A Roccamorice, un paesino di montagna in Abruzzo, che il prossimo anno ospiterà anche un arrivo di tappa del giro,  al “Blockhaus”.

6. Al termine della stagione ciclistica sei andato in vacanza? Dove?
6. No, ho preferito rigenerarmi nel mio paese, amo un po’ le giornate in solitudine.
7. Come ti stai preparando per la prossima stagione?
7. Sinceramente non mi sono fermato per moltissimo tempo, ho ripreso subito la preparazione. Palestra- bici, bici-palestra, e soprattutto delle lunghe camminate mattutine sulla mia bellissima montagna, quando rimani senza squadra i pensieri e i modi di vedere cambiano.
8. Che cosa ti ha insegnato il ciclismo?
8. Sono salito su una bici da gara per la prima volta a 5 anni, e da li non sono più sceso. Andare in bici mi ha insegnato tante cose anzitutto quello che oggi so. In primis mi ha insegnato che cosa significa la parola ‘rinuncia’, che cosa significa la fatica, mi ha insegnato cosa significa veramente guadagnarsi qualcosa, e soprattutto che le cose vanno guadagnate ogni giorno, perché nessuno ti regala niente. E questo vale anche nella vita, non solo nello sport.
9. Qual è stata la tua prima gara da professionista? Che cosa ricordi?
9.La mia prima gara da professionista è stato il Trofeo Felanitx-Ses Salines-Campos-Porreres a Maiorca. Beh, sicuramente tanta emozione, il fatto di confrontarmi con i big del ciclismo, e di essere finalmente arrivato fino a lì, mi ha dato sicuramente una carica in più, come a dire “ci sei, ora devi giocartela”
10. Chi è il tuo migliore “amico-ciclista”?
10. Nel ciclismo siamo tutti amici ,c’è sempre quello particolare, e per me è Antonio Nibali.
11. Qual è il risultato che ti brucia di più perché non è stato come te lo aspettavi?
11. Quello che mi brucia leggermente di più e stato il Trofeo Matteotti, perché volevo far bene nella gara di casa, davanti a tutti i miei tifosi, e a coloro che erano li per me. Ma purtroppo non tutte le giornate sono uguali.
12. Chi è il tuo idolo a cui ti ispiri ?
12. Da sempre, Marco Pantani. C’è l’ho addirittura disegnato su una parete della mia camera.
13. Che cos’è il ciclismo per te?
13. Tanto. Forse tutto. Al ciclismo devo praticamente tutto quello che ho, è la mia professione, gli ho dedicato tutta la vita. E’ sempre stato il mio punto di riferimento. Per me il ciclismo ad oggi, è vita.
14. Qual è stata la gioia e la delusione più grande della tua carriera?
14. Sicuramente la mia gioia più grande è stata la vittoria…, perché salire sul gradino più alto del podio, e come sentire che i miliardi di sacrifici, tutte le sconfitte, sono state niente. E’ la massima ricompensa, un grande piacere per me e per chi mi sta intorno. La delusione più grande è stata sicuramente non riuscire in alcuni obiettivi che mi ero prefissato. Ma non sono uno che si abbatte facilmente,
15. Sei bravo ad aggiustare e a regolare la tua bici ?
15. Me la cavo.
16. Qual è il posto più bello che hai “visitato” durante una trasferta ciclistica?
16. Soprattutto quest’anno ho visitato tanti posti sia in Europa che in Asia, una città particolare è sicuramente Hong Kong.
17. Che cosa ti piace e che cosa non ti piace del ciclismo?
17. Del ciclismo mi piace tutto sennò non ero ancora qui.
18. Qual è il tuo piatto preferito?
18. Gnocchi al sugo.
19. Descriviti con tre aggettivi.
19. Determinato, testardo e leale.
 
Grazie a Marco D’Urbano per la disponibilità
Intervista a cura di Pietro Fasola

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