Tempo massimo: la regola vale solo per alcuni ?


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Oggi nella quindicesima tappa della Vuelta a Espana i corridori hanno affrontato la frazione più breve della corsa spagnola con 118.5 chilometri da percorrere e tre GPM da affrontare (rispettivamente di terza, seconda e prima categoria). Il ritmo di gara è stato altissimo fin dall’inizio con diversi tentativi di allungo che sono stati rintuzzati, successivamente è partita la fuga buona con quattordici corridori fra cui Alberto Contador e Nairo Quintana oltre a Ruben Fernandez, Jonathan Castrovejo, Yuri Trofimov, Ivan Rovny, David De La Cruz, Gianluca Brambilla, Moreno Moser, Davide Formolo, Kenny Elissonde, Omar Fraile, Matvey Mamykin e Fabio Felline. Alle loro spalle c’era il gruppo con Froome e tutti i migliori, escluso Leopold Konig,  il quale alla partenza occupava la quinta posizione, che aveva perso contatto con altri corridori. Alla fine a tagliare per primo la linea del traguardo di Sallent de Gállego Aramon Formigal è stato  Gianluca Brambilla che ha concluso la sua prova con una media oraria di 40.7 km/h. Il tempo massimo della tappa odierna era di 31 minuti e solo 71 corridori sono riusciti a rispettarlo. Gli altri 91 corridori sono arrivati all’arrivo con quasi 54 minuti di ritardo da Brambilla e con 22 minuti oltre il tempo massimo. Questi 91 corridori hanno concluso la tappa alla media oraria di 30.8 km/h, ben 10 km/h in meno rispetto ai primi. Tra i corridori attardati c’erano sette corridori della Direct Energy e del Team Sky, sei corridori della Bora Argon 18, Lotto-Soudal e Lotto NL-Jumbo mentre la Movistar e la Cannondale-Drapac avevano un solo corridore fuori tempo massimo. La giuria ha deciso di riammettere tutti i corridori in corsa che domani prenderanno regolarmente il via, questa scelta a mio avviso è ingiusta nei confronti di quei 71 corridori che si sono impegnati ad arrivare entro il tempo massimo, fra quei corridori ce se sono alcuni che sono tutto fuorché scalatori come Jens Keukeleire, Daniele Bennati, Damien Howson, Zdenek Stybard, Quentin Jaurégui e Christoph Pfingsten. I corridori finiti fuori tempo massimo se la sono presa comoda e questa volta solo perché non avevano gambe, niente problemi di meteo o di cadute.

Le regole esistono per essere rispettate, se c’è un tempo massimo da rispettare va rispettato, anche se i corridori da mandare a casa erano 91 e quelli che avrebbero continuato la corsa solo 71 bisogna rispettare il regolamento, allora anche il povero Nathan Hass che nel corso della dodicesima tappa a causa di alcuni problemi di salute aveva perso contatto  fin dalla prima ascesa e poi aveva stretto i denti e lottato come un pazzo per arrivare al traguardo anche se con 57 minuti di ritardo dal primo e 28 minuti dal penultimo andava tenuto in corsa.

Non è la prima volta che la giuria chiude un occhio, per modo di dire, anche al Tour de France 2011 nella tappa da Pinerolo al Col du Galibier 88 corridori giunsero all’arrivo oltre il tempo massimo e vennero tutti riammessi. La giuria fu inflessibile al Giro d’Italia 2003 nella tappa da Vicoforte a Chianale 34 corridori vennero mandati a casa o al Giro d’Italia 2016 quando nella tappa con arrivo a Roccaraso Tiziano Dall’Antonia venne estromesso dalla corsa per essere arrivato al traguardo con solo 30 secondi oltre il tempo massimo.

Secondo me il regolamento va rispettato, sempre, per tutti, salvo che in casi molto particolari di incidenti o condizioni avverse, altrimenti le corse vengono falsate.

by peterfaso

 

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