Parigi-Roubaix, chi doma meglio le pietre ne esce vincitore


La Parigi-Roubaix è di persè una, se non la corsa di un giorno più dura al mondo, e a mio avviso quella di ieri è stata l’edizione più bella degli ultimi anni, perché è stata combattuta dall’inizio alla fine.

Il vento ha reso la prima parte della Parigi-Roubaix 2016  molto dura e quando sono iniziati i settori in pavè molti corridori erano già stremati e hanno dovuto alzare bianca, altri invece sono rimasti coinvolti nelle numerosissime cadute che hanno “condizionato” la gara. A 115 chilometri dal traguardo c’è stata una caduta in un settore in pavè, nella quale alcuni dei favoriti come Peter Sagan, Fabian Cancellara, Alexander Kristoff e Niki Terpstra sono rimasti attardati.  Davanti alle spalle della fuga andata via dopo diversi tentativi è rimasto un piccolo gruppetto con dei corridori importanti come Luke Rowe, Ian Stannard, Tom Boonen, Boasson Hagen e Sep Vanmarcke che hanno sfruttato l’occasione d’oro che gli si era presentata facendo lavorare a fondo  i propri compagni di squadra.

Inizialemente è stato Tony Martin, compagno di squadra di Tom Boonen ad imporre un ritmo forsennato per impedire ai corridori attardati di rientrare. Poi anche Sep Vanmarcke ha messo i suoi uomini alla frusta prima che a causa di cadute o forature si staccassero e lui rimanesse solo. Quando al traguardo di Roubaix mancavano ancora diversi  chilometri il gruppo Boonen-Vanmarcke è rientrato sulla fuga, e a quel punto il Team Sky, il più numeroso dato che era forte di quattro corridori, fra cui Moscon e Puccio che si stavano sovvarcando la maggior parte del lavoro per evitare che il gruppo Cancellara-Sagan che aveva un ritardo intorno al minuto rientrasse. In pochi chilometri il Team Sky è passato dalle “stelle alle stalle”, dato che in una curva umida Moscon che si trovava in testa è caduto e il suo compagno di squadra Rowe non l’ha potuto evitare, successivamente anche Salvatore Puccio è caduto.

Dietro nel frattempo Sagan e Cancellara provano tutti soli a rientrare sulla testa della corsa, dato che da molti chilometri erano rimasti senza compagni di squadra. Nel gruppo di testa c’era un buon accordo ma il gruppetto Cancellara-Sagan era in rimonta, quando il campione elvetico è scivolato su un tratto di pavè umido e il campione del mondo ha fatto un numero spettacolare per rimanere in piedi. Con la caduta di Cancellara si sono spente tutte le speranze di Sagan di rientrare sul gruppo di testa.

In prossimità del “Le Carrefour de L’Arbre” davanti  si è scatenata la bagarre e alla fine di questo tratto in pietre erano rimasti davanti solo Vanmarcke, Boonen, Boasson Hagen, Stannard sui quali è poi rientrato Hayman, che faceva parte della fuga di giornata. Più si avvicinavano al traguardo e più si susseguivano gli scatti per evitare uno sprint ristretto.

Nel velodromo di Roubaix sono giunti Vanmarcke, Boonen e Hayman che hanno iniziato a studiarsi e alla fine del primo giro del velodromo, su di loro sono rientrati anche Stannard e Boasson Hagen. Al termine del secondo giro l’australiano Mathew Hayman è stato il primo a partire e ha vinto la 114esima edizione della Parigi-Roubaix davanti a Tom Boonen e Ian Stannard. Il 37enne australiano che festeggerà 38 anni il prossimo 20 aprile è tornato a vincere dopo quasi cinque anni dalla sua ultima vittoria, ovvero la Parigi-Blourges 2011.

Questa è la Parigi-Roubaix, una corsa imprevedibile, spietata, che non risparmia nessuno, in cui si percorrono più di 50 chilometri disumani su pietre disconnesse e maledette su cui è difficile passarci indenni e solo chi riesce a domarle meglio esce vincitore da questo”inferno”. Tutti i corridori che arrivano al velodromo di Roubaix anche fuori tempo massimo Osono già dei vincitori.

by peterfaso

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