La storia di Gino Bartali


GINO BARTALI-“Il bene si fa ma non si dice.E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Bartali uomo Giusto

Gino Bartali è nato a Ponte a Ema il 18 luglio 1914; ed è morto a Firenze il 5 maggio 2000. Gino è stato un grande campione di ciclismo ma anche un grande campione di umanità, perchè fra il settembre 1943 e il giugno 1944 ha trasportato documenti falsi all’interno del telaio della sua bicicletta, pr consegnarli a una stamperia vicino ad Assisi, che li utilizzava per creare i lasciapassare per gli Ebrei. Gino Bartaliin questo modo ha salvato più di 800 Ebrei.

Nel 2013 Gino è stato dichiarato Giusto tra le nazioni.
Gino Bartali e la Seconda Guerra Mondiale

Gino Bartali, agli inizi della Seconda Guerra Mondiale fu costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, inseguito, fra il settembre del 1943 e il giugno 1944, si è adoperato in favore dei rifugiati Ebrei, come membro dell’orrganizzazione clandestina DELASEM (Delagazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei), compiendo numerosi viaggi in bicicletta da Firenze ad Assasi, trasportando documenti e fototessere false nascoste nel telaio della sua bicicletta, affinchè una stamperia segreta potesse faslificare i documenti necessari alla fuga degli Ebrei rifugiati. Gino Bartali salvò la vita a più di 800 persone ebree grazie anche all’aiuto del rabbino di Firenze Nathan Cassuto e dell’arcivescovo della città Elia Angelo Dalla Costa.
I valori attribuiti a Gino Bartali

Nel maggio del 2005 il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie di Bartali, Adriana, la medaglia d’oro al Valore Civile allo scomparso campione per aver aiutato e salvato tanti Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 2 ottobre 2011, inoltre, Bartali è stato “inserito” tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova sempre per l’aiuto offerto agli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il 23 settembre 2013 Gino è stato dichiarato ‘Giusto tra le Nazioni’ dallo Yad Vashem (memoriale ufficiale israeliano delle vitttime dell’Olocausto fondato nel 1953), riconoscimento per i non Ebrei che hanno rischiato la propria vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.                                                                               Nella motivazione dello Yad Vashem, si legge che Gino Bartali, “cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio in cui i leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto  e l’arcivescovo della città, cardinale Elia Angelo Dalla Costa.
Carriera sportiva

 

Gino Bartali è stato un ciclista professionista su strada dal 1935 al 1954.

Gino Bartali esordì nei primi anni trenta nella categoria Dilettanti con la società “Aquila Divertente”.

Nel 1934 vinse la Coppa Bologna e divenne campione regionale della Toscana.

Nel 1935 passò professionista, partecipò alla Milano-Sanremo come indipendente e arrivò quarto dopo essere stato grande protagonista. Quindi venne ingaggiato dal Team Fréjus con la quale corse il Giro d’Italia finendo settimo con una vittoria di tappa. Quell’anno Gino vinse altre due corse e il Campionato italiano.

 

Nel 1936 passò alla Legnano, capitanata da Learco Guerra che però si mise al servizio di Gino che riuscì a vincere il suo primo Giro d’Italia, con tre vittorie di tappa. Pochi mesi dopo Gino pensò di lasciare definitivamente la carriera ciclistica a causa della morte del fratello minore Giulio, avvenuta durante una gara di  Dilettanti. L’anno si chiuse con la vittoria del Giro di Lombardia.

Nel 1937, ormai capitano indiscusso della Legnano e numero uno del ciclismo italiano, Gino vinse il Giro d’Italia e partecipò al Tour de France con la maglia azzura. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon lo costrinse al ritiro.

Nel 1938 fu spinto dal Regime Fascista a saltare il Giro d’Italia per preparare al meglio il Tour de France, nel quale trionfò aggiudicandosi anche due vittorie di tappa.

Neel 1939 Gino riuscì a vincere la Milano-Sanremo; ma malgrado quattro vittorie di tappa perse il Giro d’Italia che si aggiudicò Giovanni Valetti.

Nel 1940 Bartali rivinse la Milano-Sanremo e si preparò per vincere il terzo Giro d’Italia. Nella Legnano arrivò un forte ragazzo alessandrino, Fausto Coppo, voluto dallo stesso Gino come gregario. Durante la seconda tappa del Giro, la Torino-Genova, attardato da una foratura Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli attraversò la strada proprio quando stava per rientrare sulla testa della corsa. Pavesi, direttore sportivo della Legnao decise di puntare tutto su Fausto Coppi. Bartali come fece nel 1936 Guerra con lui, si mise a disposizione di Coppi. Durante una tappa sulle Alpi,  Coppi a causa di forti dolori alle gambe scese dalla bici, Bartali se ne accorse, lo aspetto e gli ricordò tutti i sacrifici fatti, Coppi rimontò in bici e Bartali gli urlò; “Sei un acquailo! Ricordatelo! Sei un Acquaiolo!”. Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo sfinmento non è un campione. Coppi alla fine finse il Giro d’Italia, che si concluse un giorno prima dell’entrata in guerra da parte dell’Italia.

La Guerra sancì per cinque anni la carriera dei due grandi campioni. Nel frattempo Bartali aiutò più di 800 Ebrei e dato che era ricercato dalla polizia, per cinque mesi fu costretto a rifugiarsi a Città di Castello da amici e parenti.

Bartali riprese la carriere nel 1945 all’età di 32 anni mentre il suo rivale Coppi era cinque anni più giovane.

Nel 1946 Bartali vinse il Giro d’Italia, mentre Coppi passato alla Bianchi arrivò secondo. Poi Gino dominò il Giro di Svizzera. Nel frattempo Jacques Goddet stava preparandol’edizione del 1947 del Tour de France.

Nel 1947,  Bartali vinse per la terza volta la Milano-Sanremo e perse il Giro d’Italia in favore di Fausto Coppi. Bissò il Giro di Svizzera, la corsa più ricca di quell’epoca.

Nel 1948, Bartali per diversi motivi fu in difficoltà nella prima parte della stagione, al Giro d’Italia giunse ottavo e Coppi si ritirò per protesta contro Fiorenzo Magni. Poi Gino rappresentò l’Italia al Tour de France (nè Coppi e nè Magni erano presenti) che vinse all’età di 34 anni. La sua vittoria aiutò a distoglira l’attenzione dall’attentatoin cui era morto Palmiro Togliatti, segretario del PCI. Si dice Alcide De Gasperi e Giulio  Andreotti telefonarono a Bartali per incitarlo, chiedendogli un’impresa eroica. Al rientro Bartali venne ricevuto da De Gasperi  e si dice che Gino gli chiese di non pagare più le tasse.

Nel 1949, Coppi vinse il Giro d’Italia e il Tour de France davanti a Bartali.

Nel 1950 Bartali vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio. Al Tour de France mentre Magni conduceva la corsa, Bartali si ritirò a causa di un’aggressione da parte dei tifosi francesi sul Col d’Aspin.

 

 

Nel Tour de France 1951 e 1952 Bartali arrivò quarto e si sacrificò per Coppi che li vinse entrambi. A 38 anni vinse il Campionato Italiano, il suo ultimo grande titolo.

Nel 1953, dopo aver vinto a 39 anni il Giro della Toscana, ebbe un incidente stradale che rischiò di fargli perdere la gamba destra. Dopo pochi mesi disputò la Milano-Sanremo.

Nel 1954, Bartali concluse la sua carriera, all’età di 40 anni, partecipando a un circuito organizzato a Città di Castello per l’occasione.

Dopo la carriera agonistica

Nel 1959, Bartali aveva ingaggiato nella sua squadra, la San Pellegrino Sport, il campionissimo Fausto Coppi, allora in declino, con l’obiettivo di rilanciarlo.                      Coppi aveva invitato il suo ex rivale nel famoso viaggio in Alto Volta che avrebbe finito per costargli la vita, ma Bartali rinunciò volendo passare i momenti liberi da gare con la famiglia, composta dalla amatissima moglie Adriana Bani che sposò nel 1940 a Firenze e i tre figli, Andrea, Luigi e Bianca.
Negli anni seguenti il fiorentino ha via via rarefatto la sua presenza nel mondo del grande ciclismo.                                                                                                                                                               Nella primavera del 1989 e 1990 ha condotto il TG satirico Striscia la Notizia.
Bartali è morto per un attacco di cuore il 5 maggio 2000 nel primo pomeriggio nella casa di Firenze in piazza Cardinale Elia Dalla Costa ed è stato sepolto nel cimitero di Ponte a Ema.

by peterfaso

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